mercoledì 14 novembre 2007

27 - io così audacemente io


Sei così dolce
quando parli con me
e mi dici di come puoi vedere
tutto ciò che riesci ad immaginare
dolce,dolce,dolce

"ma CHI E' che vede ?"

io stesso,allungo il passo
varco la soglia,mi trasformo in Alice
passando da Siddartha
ed entro e dialogo
coi miei amici spettri,io stesso
sollevo gli occhi alla luce
per giocare coi suoi contorni
con l’intensità del mio stupore

"ma CHI E' io stesso ?"

è essenziale che la mente abbia pace ?
è necessario un certo ordine ?
ha davvero senso
stabilire che cosa sia possibile
e che cosa invece no ?

"nessuno mi può giudicare,nemmeno tu..."
smascherare l’inganno,ecco
capire chi è che ci spia
e perchè - ?

che senso può avere
che si offra un milione di dollari
a chi sia in grado
di dimostrare in laboratorio
un solo fenomeno paranormale ?

non sappiamo nemmeno CHI siamo
e perchè siamo – perchè - ?

"Quando il profondo significato delle cose
non viene compreso
la pace essenziale della mente
è disturbata senza alcun vantaggio."


io stesso,allargo le ali
(unica stella) m'illumino,essendo DIO***
creo,mi prodigo,mi spengo
e non controllo
la periferia della periferia

"ma CHI E' dio ?"

sono io,sono io,sono io
che posso vedere
tutto ciò che riesco ad immaginare
e sollevandomi da un foglio sulla scrivania
fluttuare leggero nella stanza
eppure ciò non è contemplato
da alcuna enciclopedia
sono io,sono io,sono io
che non approfondisco
potendomelo permettere
essendo DIO - io,io,io
devoto senza impegno
pesante,sì,ma senza gravità
sempre curioso di sospiri e dolcezza
vago in ciò che confonde e ne godo
io che sogno
io che credo
io che poi - straccio tutto
e rido dei cimiteri

lunedì 12 novembre 2007

26 - oi dialogoi (disconoscendo l'anima)

Attraverso le cose visibili e temporali
si manifestano quelle che sono invisibili ed eterne




parlami,toccami
mentre stringo alcuni sassolini in pugno
e nella mia mente so esattamente
allineare e comporre un universo
- parlami,toccami dentro
un universo nel mio pugno
parlami,di sassolini satelliti
che respiro ed inglobo

"Non riconoscendo che non c'è collegamento
fra nome e significato,
coloro che vagano nel gergo interminabile
si sfiniscono completamente."

parlami,lotta
rallenta il tempo
spalanca le pagine casuali
di ciò che si dice destino
ferma il tempo per me
(parlami in silenzio,punzecchiami)
la tua voce è acqua,speculando
scivola sulla mia pelle
trasparente,rallenta il tempo
scintillante rabbrividimento
- parlami,lotta dentro di me
inventati altre mani
prendi le stelle,ferma
col tuo astrolabio d’amore
ferma il tempo per me

"Non riconoscendo che non c'è collegamento
fra nome e significato,
coloro che vagano nel gergo interminabile
si sfiniscono completamente."

so questo ed altro
annuso le cose che non vedo
prima che s’eclissino
vivo e muoio da dio
più e più volte al giorno
e so che non c'è elemento
che si possa dominare,ma
stringo un universo intero
di sassolini nel mio pugno
pianeti immisurabili,frammenti
di mongolfiere spaziali svuotate
un intero universo d’utopie
da assecondare e respirare
inglobandomi in esso
col muso duro di un poeta
fuori dalla rotta degli angeli

domenica 11 novembre 2007

25 - questo presente di guizzi imprevedibili

“La natura è una sfera infinita,
il cui centro sta dappertutto
e la cui circonferenza in nessun luogo”
( Blaise Pascal )



l’ombra del mio passato
non si stacca,quando io mi stacco
dal bisogno di sentirmi protetto
da un pantano di provenienza
rospo nel ventre della terra
realizzo poesie d’acqua e loto
teorizzando estasiato
la sepoltura dell’umanità-idiota

l’ombra del mio passato
contorna di perspicuità artistica
il giudizio su questo presente
di giovani demoni guizzanti

un giorno dissi : “non voglio più vedervi”
poi con molta calma,dimostrando
un acuto senso delle correlazioni
di dinamico e statico,di fiamma e di sangue
di chiaro e di scuro,di morto e di vivo
di intensivo ed estensivo,di reale e non reale
di concetti grammaticali e geometrici
e infine di norma e suo superamento
con movimento circolare d’artista
cancellai gli occhi da uomo
da questa faccia e divenni anfibio

anche il genio
proietta la sua ombra silenziosa
sulle mie notti d’amore
gracchiate dal centro dello stagno
come oscura lumaca itinerante
contro le pareti della semantica
che lungo il percorso ovula
quelle piccole statuine verbali
che poi la monumentale idiozia umana
renderà imprevedibilmente vive
ed istintivamente belligeranti

l’ombra del mio passato
evoca un migrare di rospi
che in questo presente
di giovani lune cambianti
urlano nomi e prospettive
direttamente nella percezione del domani
prima di venir schiacciati
dagli zoccoli furenti del progresso

indifferenti,altri,distanti
i variopinti pesci-filosofi
in fondo al loro buio Mare
dormono nuotando,da sempre
"chissà che cosa sognano?"

sabato 10 novembre 2007

24 - la ragazza con la pistola

(breve racconto sulla morbidezza dell’anima)



“Un pò di zucchero?”
“Grazie”,dissi protendendo la tazzina
e allora lei versò quasi mezza
zuccheriera a forma di tartaruga
nel mio thé.Sorrisi.
“Alla maniera beduina...”
“Giusto.”
M’attraversò un sogno di barbabietole
poi un vortice odoroso
che sapeva di miele e girasoli.
Stavamo lì in un angolo del bar
seduti uno di fronte all’altra
nella scenografia d’una grande vetrata
al di là della quale
persone in grigio nell’inverno
si muovevano da spettri,lievi
come se stessero evitando
impercettibili serpenti ghiacciati;
il silenzio ci ammobiliava
mentre rigiravo il cucchiaino dorato
facendo tintinnare la cristalleria;
se ne sentiva il vento.
“Mmhhhhh... che buono!”
Lei sembrava appena uscita
da un romanzo di gitani,intatta
dopo aver rubato o accoltellato
e per me osservarla così
era un tornare ai tempi dell’infanzia
riscoprire la perduta innocenza
di un punto di vista bambino;
lei fingeva di guardare fuori,in realtà
osservava il riflesso del mio profilo
in quella metafisica vetrata
tanto che ne sentivo i pensieri
e ne intuivo i desideri
poi fece un brusco movimento laterale
e dalla sua borsetta navajo
qualcosa di freddo e pesante
cadde sull’ocra delle piastrelle
“Eh?” stupii...
era un grosso revolver d’acciaio
che cozzando al suolo
lasciò partire un colpo
gelando i presenti,fermando l’attimo
interrompendone le voci e i gesti;
dalla grande vetrata,tanti urli di Munch
affacciavano dentro incombenti;
sorridemmo entrambi chinati
in quel rallentamento del tempo
i nostri occhi s’illuminarono
le nostre mani si sfiorarono
le nostre menti s’avvicinarono
tanto da incollarsi
e in un attimo di estrema sospensione
capimmo in un sospiro liberatorio
quanto la razza umana
fosse vicina alla parola “Fine”.

venerdì 9 novembre 2007

23 - estinzione e distinzione


“ In fondo la vita è in se stessa una grande insonnia
e c'è un lucido risveglio brusco
in tutto quello che pensiamo e facciamo.
Ogni cosa che è stata nostra,
seppur solo per accidente di convivenza o di visione,
appunto perchè è stata nostra diventa noi stessi. “



“ sorgi e distruggili ! “
volevo sussurrare: “impiccatevi”
che io posso tutto
mentre vi ammonticchiate
nella vostra lenta marcizione
mentre piove,mentre la notte
ammanta col suo inchiostro vischioso
la tremula luce televisiva
al di là di orribili finestre
il sole non ha mai smesso di splendere
è così facile da visualizzare
è così semplice da concepire

[ i grandi ideali dell’umanità ...
solo avariati avanzi di colossali disillusioni ]

estinzione,estinzione,estinzione
mentre variopinti ometti mansueti
fanno a gara per decretare il Dio “migliore”
ed ometti un pò più feroci
bombardano altri ometti
un pò meno attrezzati
quello stesso Signore dei Missili
s’aggira con occhio furbo
(è monoculare – del resto...)
con un barile di petrolio in una mano
e una saetta nell’altra (la destra)

estinzione,estinzione,estinzione
mentre Unica Stella *
io resisto,esisto e persisto
altri ometti dalle candide vesti
in mostruosi laboratori
studiano nuove forme di virus
moderni scettri molecolari
coi quali proclamare
una superiorità da conigli
sopra un popolo di tacchini

estinzione,estinzione,estinzione
che la distruzione avanza
che IL SOLE NON SMETTE DI SPLENDERE
sulle masse impazzite
spazzando via ogni recinto
che la tua mente vorrebbe porre
sulle praterie del Vero
per preservare una specie malata
e mentre percorre ogni senso comune
i suoi implacabili raggi
vanno oltre l'intelligenza
ed oltre l'amore,di più
li sferzano entrambi come cavalli
costretti in un fatale galloppo
illuminando la pena infinita
di quei microbici (presunti) individui
rinchiusi nelle proprie tane-paure
insetti della commiserazione
esseri troppo complicati e stupidi
per abbandonarsi alle magiche correnti
che da sempre attraversano
i pascoli dello Spazio e del Tempo
e ad esse offrirsi
come la vita si offre alla vita
così come io amo offrirmi all'odore dei pini
in certe calde giornate
mentre gli "altri" (ognuno a modo proprio)
preferiscono guardare dritta negli occhi
l a - R e a l t à –
e se ne fanno ipnotizzare
paralizzati topolini davanti al cobra
così come adoro leggermi dentro
in equilibrio su una gamba sola
sopra lo sgabello traballante
dell’incertezza salvifica del domani
così mentre il SOLE splende
tante idee,tanti brividi,tante spade
a luccicare sui balconi ingordi
di orizzonti sempre più vasti
da poterlo vedere affogare nel mare
all’ora del tramonto – il SOLE

io > al centro dello specchio
armato di gladioli – mi estinguo

mercoledì 7 novembre 2007

22 - il mio nome è : Fulmine dell'Inconscio


i mieli colano dall’albero dei sogni
e confluiscono in rivoli scalpitanti
sulle piatte superfici secche
di una scabrosa esistenza ordinaria

non la mia,non la mia
che sogno ad occhi aperti o chiusi
vivendo intere generazioni parallele
ai demoni annoiati del convenzionale
e mi faccio silenzio – nel cuore

non quella di un me tremante
parassita consapevolmente drogato
al cospetto della Meraviglia Naturale
che intreccia rami d’intelligenza
ascendendo al fantastico,da sempre

allora faccio silenzio nella mia testa
e mi lascio andare ai cieli fatali
onirici pesci ed uccelli fantastici
accompagnano il mio salire
in alto,chiazze di rosa e granata
colorate maschere perforate
dai rovi dell’intelligenza
arbusti,steli,frasche
grovigli di stupenda botanica
che scanso con le filosofiche ali
mentre salgo,mentre mi salvo

da quando E’ il mondo
s’espandono gli armatissimi cespugli
del vischio universale
nel mio grasso sognare
e la venefica edera arremba
la pancia del bene,del male
e di tutto ciò che conosco
dalla dolce foglia di canapa
alla quintessenza dell’assenzio
comprese le piccole bestioline
divoratrici delle ombre
dal verme alla balena,il mio nome è
Fulmine dell’Inconscio

l’Uomo che non è un Nome
si tormenterà nell’incompiutezza
fino all’ultimo dei suoi giorni
se non avrà trovato in se stesso
la formula della trasmutazione
per formarsi in sensibile fiamma

il mio nome è Raggio di Sole
il mio nome è Cosmico Falco
il mio nome è Goccia del Mare











"La natura fa dell'uomo
semplicemente un essere di natura;
la società ne fa un essere
che agisce secondo date leggi;
egli può diventare un essere libero
solo per forza propria."
(Rudolf Steiner)