
in una il mare carezza la spiaggia
sotto il palpitare stranito del globo lunare
nell’altra me ne sto nudo
coi lampioni della saggezza negli occhi
attigue di onde feroci
che prendono a morsi il Tempo
ed incrostano le chiglie dello Spazio
in una sembro morta cosa
putrido amante dei falsi arrivi
nell’altra splendo magnifico
illuminando gli angoli più nascosti
in una sorrido alla mia lucifera dea
mentre la sua angoscia mi carezza
nell’altra sfido a sguardi un ghepardo
estasiato da tanta perfezione geopsichica
nell’una sono diretto
come sasso inghiottito dal lago
nell’altra schiaccio i frutti dell’assenza
ricavandone poche perle solari
nell’una abbraccio il dio Toth
nell’altra pugnalo alle spalle me stesso
nell’una mi segno all’avvoltoio
nell’altra fiorisco al cielo
nell’una sono dentro di me
nell’altra non ho riferimenti
in pochissimi istanti
consumo tutto di me e rido
prima di staccare la maschera dal volto
e capire che tale non era
sforzando finta indifferenza
così taglio l’edera dai miei piedi,libero
impugno una lancia ed esco
percorro pochi passi nel corridoio
busso,mi apro e lo specchio mi secca
lo specchio non ha fine,cattivo
colpisco l’altro nel petto
e la lancia penetra nella mia schiena
“ è così che si muore ? “









