venerdì 17 dicembre 2010

Pregnante Presenza


E' nella neve che cade
su questo gioco dell'essere qualcuno
è in me - nel profondo della presenza
nelle orme che lascio giocando
insieme al cane - tra i fiocchi
è nel tempo che se ne va ridendo
è su ogni nostro piccolo e grande affanno
nella vocazione empirica della semiotica
di quando si ha freddo
o si starnutisce e brucia in gola
quando s'inghiotte nel lavoro della vita
o nell'abitudine più radiosa
è nella neve che cade
ovunque intorno - pregnante presenza

lunedì 5 luglio 2010

Forse solo il silenzio esiste davvero...

le cose leggere contrastano
con la pesantezza del mio pensare
per questo amo esserne ricoperto
e sorseggiando terrano autentico
magari all'ombra di un sicomoro
stralciare l'infinito
della mia vita presente

sabato 3 luglio 2010

come un fantasma tra le stelle

le cose leggere che cadono
sono bianche o comunque luminose
di tocchi impercettibili
come zanzare di fine cristallo
contro la lampada del mio cinismo
forfora di via lattea
sul sopra dei cinghiali
mentre sotto c'è musica divorante

ama di più chi meno ama
si baciano fino ad uccidersi,gli amanti
di un odio primordiale
di anguille aggrovigliate sul ghiaccio
delle pescherie,dolorosi crampi
i loro abbracci,colpi di pistola
i loro amplessi,amare bucce
i loro baci... non hanno fine
apro gli occhi inorridito
sui loro crimini - finiscono
polverizzandosi in pura memoria

le cose leggere che cadono
sono bianche o comunque luminose
e così ricoperto - me ne vado
come un fantasma tra le stelle

lunedì 2 marzo 2009

60 - troppo spirito ? troppo spirito !


Mi sbaglio,non ti seguo
vorrei tanto non essere
solo la banale conseguenza
delle mie azioni,sono pazzo
e basta già questo a delimitare
il campo della tua libertà ?

sono vivo,sono troppo spirito
la mia natura è intessuta
d’una gioia perfetta

la cosa più orribile
che io mai ti abbia chiesto
è stata quella di scendere
dal piedistallo traballante
di quella tua “realtà concreta”
che in verità è solo fumo

sono etico,sono troppo spirito
la condizione indisturbata
del mio essere è pace pura

non pretendo d’insegnare nulla
preghiera evolutiva di neanderthal
nel mio mondo interiore
stanno incastonate
come in una goccia d’ambra
intere legioni pulsanti
di lottatori dell’anima
troppo spirito,troppo spirito,troppo spirito



Và e riferisci questo al popolo:

“Ascoltate pure,ma senza comprendere
osservate pure,ma senza conoscere”
Rendi insensibile il cuore di questo popolo
fallo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi :
che non veda con gli occhi,né oda con gli orecchi
né comprenda con il cuore,né si converta
in modo da essere guarito.




(ora da leggersi più velocemente
tutto d’un fiato e ripetute volte) :


spirito dentro,spirito santo
motorizzato da filosofici cavalli
spirito che levi i mali del mondo
incarnato in una testa di toro
venerato da legioni d’insetti
inseguito da uomini flosci e tristi
(vita come accumulo d’energia)
inchiodato ad un’antenna parabolica
spirito grande in mezzo al deserto
inscritto dieci volte sulla sabbia,poi
gratatto come pecorino stagionato
da tramonti bibliotecari,miraggi
in corrispondente qualità di presente
mescolato al sangue,bevuto
spirito baciato e poi visto di riflesso
nello specchietto retrovisore
spirito amico,spirito vizioso
generoso compagno di guerra
complice di mille omicidi
spirito d’angoscia,spirito fermo per sempre
trovato per terra,nell’immondizia
in una macchina a non respirare
in una notte a fissare le luci
di stelle lontanissime con rassegnazione
a non respirare in una macchina
essendo luce anche noi

lunedì 16 febbraio 2009

59 - voglio morire danzando il kolo


ad un discorso di hitler
segue un pezzo degli abba
e così avanti – tanto
al primo posto
c’è sempre la coscienza
poi vengono i preti
e gli scontri frontali del reale
con l’oltre-la-descrizione,certo

ho bevuto mezza bottiglia di slivovica
a stomaco vuoto,per cui
dopo il chiarissimo lampo iniziale
d’una rapida deglutizione riflessa
mi è ora possibile esprimere
tutto ciò che normalmente
non si oggettivizza
rendendomi facile la navigazione
su una gondola tutta d’oro
attraverso i gorghi danubiani
tra siderali valzer incantevoli
e primitivi pescatori della vojvodina

l’odore della corba nella sera
e lo strazio dei violini
sulle zattere accostate
archetti che ripetono all’infinito
"qualcosa-ogni-cosa-nessuna-cosa"
mentre stelle di ghiaccio e diamante
incombono sopra i tetti di paglia delle case
costruite al tempo delle invasioni turche
la scia di un aereo espande nel cielo
i suoi gamberetti rosa tremuli
dietro la cicogna sul nido
con un filo di fumo a firma
dalla fabbrica di birra
svolazzanti bollettini postali
riempiti a bacche di sipak
ecc,ecc... io:

voglio morire danzando il kolo
in fronte alla consapevolezza
dei tanti quotidiani “non lo so”
girando,girando
al suono delle fisarmoniche
sincopato,orgiastico,balcanico
in direzione dell’assoluto immanifesto
che aspetti ?
prendi il mio braccio !

se non c’è tempo – non c’è tempo
la verità ?
siamo due pazzi
che vivono in un mondo di pazzi !
se non c’è tempo – ci sarà
prendi le mie mani
e fanne un comodo fasciatoio
da qui all’eternità
che sottende al gioco dell’amore

i tuoi grandi occhi m’hanno visto :
che cosa sono dunque
se non disumano ?

devo proprio immaginarmi morto
per poter sentire
l’affetto di qualcuno ?
io ho voglia di ridere
e di stringerti
e formare in quel preciso istante
un cerchio di fuoco
attorno al nostro abbraccio
un cerchio luminoso
che tenga lontano gli sciacalli
venuti per mangiarci i piedi,io:

voglio morire danzando il kolo

mercoledì 4 febbraio 2009

58 - I N V O L U C R I


è sufficiente
una base direttrice intelligente
< per essere nessuno >
bisogna avere un ego cosmico
piazzato al centro della fronte

per essere un uomo
basta fingere di esistere da

I N V O L U C R I

abbandonati sensi
sensualmente trapassati dal vento
dei ricordi di quello che furono
corpi vivi di creature senza pensiero
umani della più disparata umanità
dall’origine di ogni creazione
succhiati dalla polvere,involucri
di rotte costole suonate
dal grande musicista cannibale
dell’essenza da cui nulla scaturisce
povere cose,teschi iperborei
particelle danzanti in arcobaleni
di cristallina intenzione,occhi attenti
e vuoti ben più grandi
di quelli immaginati dal creatore
che null’altro creò all’infuori
del vuoto su cui poggia il suo trono
nell’assurdità trinitaria dell’atomo
fatto da protoni,elettroni e neutroni
frantumate corazze di coleotteri
criptologici sentieri oscuri,chiari
concetti più brillanti dell’idea stessa
di rovina e gravitazione,universi
precipitati in altre pazzie
tutto decompone – e tu ?
a che cosa allude
il tuo sciocco comportamento
da poeta che odia la poesia
studioso dell’inerte corpuscolarità
delle abbandonate energie teogoniche
prodotte dal linguaggio del cibo
come unica ragione ?

C’è un solo concetto filosofico
che non venga abilmente supportato
da irrefutabili conoscenze scientifiche ?

se c’è lo voglio,ma
nel profondo riesco ad ammirare soltanto
lo specchio capace di deformarmi – ti amo
immaginaria vertigine dell’indifferenza
e come ogni essere pensante
necessito di una cornice dorata
per potermi rivelare – e mangio
e gioco e passo,inevitabilmente
mi cresco addosso quasi fino a soffocare
d’insapori rigurgiti paroliferi – reinterpreto
l’accaduto in segni indecifrabili
e ad ogni nuovo passo ...passo
rivelando il mio involucro

domenica 18 gennaio 2009

57 - mi piace quando venite dai sogni


dietro una porta spezzata
appiattito contro di essa
ascolto il senso del vuoto
e ricordo che volevano
uniformarmi all’immagine di se stessi
intendendo fare di me una galera di carne
in cui abitasse un unico recluso
con impercepite galassie imponibili intorno

volevano
baciarmi di precisione
ma i baci non sono dolci
quando puzzano di banalità
e la precisione è un concetto
che apre le porte alla morte

disintegrato
è bello morire
di una bella morte
è bello morire nella forma
seppellire la grammatica delle esperienze
e sostanzialmente indifferente
ungere estremamente il desiderio
piangendo la voglia d’esser altrove
sulla meraviglia dei vermi
formidabili pulitori delle radici
disintegrato
poi lascio morire
anche la voglia di morire

ma ciò richiede molto rigore
ed io credo d’esser troppo anarchico
per aver bisogno di coltivare
autentiche interiori follie
o esigere chiarezze armoniose

mi piace quando venite dai sogni
invece quando provenite dalla realtà
siete come ombre di tristi uccelli
con lunghe magrezze di curiosità
ed arraffamenti connessi ...

così ho preso tutti i miei limiti
ne ho fatto un mucchio
e mi ci sono seduto sopra
adesso
guardo l’orizzonte sereno
e non chiedo altro
o poco
o altro

domenica 4 gennaio 2009

56 - Petra



guidare con la lingua tra i denti
fino a Caorle di notte
coi cavalli che sbavano
rallentati da elefanti e dinosauri
in virtù dell’intasata immanenza
della volontà autostradale
così modernamente rappresentata
da interminabili colonne di camion

di quella cittadina mi piacciono gli scogli intarsiati
ed il vuoto ostile mirante alla semplicità
dei posti di mare in inverno
l’odore di spegnimenti sequenziali
una certa dolcezza salata
ad amplificare il tono icastico
delle viuzze e dei volti dei vecchi

un verme percorre i cunicoli del mio cuore
lì vicino abitava uno spiritello,un tempo
che sfidava gli incidenti agli incroci
e si lasciava toccare e voleva
ad ogni costo si passasse con il rosso
tra gli argini spauriti

anche da quelle parti ho lasciato brandelli e spermi
lanciato petardi nel canale
illuminato coi fari dell’auto
vicoli a fondo cieco alle 4 del mattino
sfidato le convenzioni,la chiesa,i carabinieri
e un nonno sindaco del paese
costituente di per sé
un universo ordinato ed intero

a zigzag nella nebbia
drogato dall’uso eccessivo
dei puntini sospensivi
schivando elfi e folletti
ed ossuti neri cani giganti e tristi
che ricordo d’aver visto anni prima
scolpiti su delle pietre tombali
avrei mirato all’assoluto
oppure al nulla – prima di morire

e che altro ?

c’erano case intrecciate con fili d’erba e saliva
poggiate su isolotti di sterco
che fluttuavano nella laguna
gobbi uccelli dalle zampe lunghissime
branzini che di notte saltavano nel cerchio della luna
ricadendo pesantemente sulla superficie marina
che ogni cosa inghiotte
pur senza spezzarne l’equilibrio
parabola in cui vita e morte
coincidono e quasi si scontrano

nemmeno i sassi più levigati
riuscivano a rimbalzarci sopra
per più di tre volte di fila
e la delusione era piacevole e tanta
mentre pescatori indigeni stavano tirando
una grossa rete nella gridata speranza
di poter in essa intrappolare
quanti più chili di guizzante senso estremo
ed io appoggiato pesantemente
al portone della chiesetta in fondo al molo
piantavo di nascosto dei chiodi rossi
nel sacro stoccafisso appeso
a quella visionaria densità epifanica
destinata comunque a finire

occhi di operai mi guardavano
da altissime impalcature
sferzate dalla salsedine
il paesaggio appariva incellophanato
da un’infinita pellicola trasparente
che immaginai messa in opera
da dispettose orde di uscocchi
arrivati dalla costa opponente

le cose dormivano,nel senso
che anche i lampioni russavano
una sfocata metallica materialità della parola
scoraggiandoti così dall’idea di conversarci

c’è della magia in ogni posto
ma alle volte credo di sentirla solo io
per quanto stanco
e con la gola amara e secca
che darei un rene per una mentina

prima e dopo non c’è nulla

domenica 21 dicembre 2008

55 - ladro di mele

tu non eri
un frutto della primavera
eri LA PRIMAVERA stessa
per come ti lasciavi
prendere e respirare
e per come
grondavi eterne metafore
di perdite e ritrovamenti
sui miei occhi
spalancati all’insù
scivolavi leggera di pleiadi
sprovvista di arti ed inganni
tra i fitti rami
del melo mitomane
con appena al di sopra
delle vene del sé
impresse le nostre iniziali
da calienti stelle precipitate
a caratteri d’oro e sangue
sulla similmente rettile corteccia
dei miei più bassi appetiti
così
rinnovando la leggenda
ti rubai per mangiarti
e poi vomitare

lunedì 3 novembre 2008

54 - metafisico dispetto (ich will)


lui vomitò una teoria di formiche
io gli esposi un formichiere
alla fine da dietro le nuvole
spuntò pure il sole

vorrei esser fatto d’aria

flash...
la vecchia jeep che sobbalza sulla pietraia
la polvere,i cactus – ich will !
sovrapposizioni di paesaggi azzurri
poesia di mezzaluna e monoliti
una danza delle origini,scaturigine
di mondi immaginati e desiderati
presto inghiottiti dall’ansia del ritorno

c’è un doppio senso mentale prevalente
anche nel luogo più privo di senso
o feroci potenzialità espansive
la mia pelle si fa di licheni
e digressive parole musicali
chi sono ? muschio seccato dal sole
convinto di sapermi riconoscere
all’apparire nell’ovale dello specchio
con una nebbolina oppiacea a definirmi
ricercando un qualcosa,incessantemente
avendo nascondigli interiori
per contrabbandare anfore
colme di vermicelli del dubbio
oltre i confini del sé e la polizia

ehi...
ma l’hai studiato un piano
per essere felici ?

felici dentro,nel vero,incorporei
privi di un codice esistenziale comune
prototipi di una profonda fusione
fra uomo e natura - semidei
puntando alle altezze più vergini
(intuendo le basi dei nostri avi,ancora
non sfiorate dalle meccaniche del finto)
alle costellazioni psichiche più rarefatte
dove il tempo accelera ed impazzisce
dopo aver respinto ogni nostra volontà
e detto : ”voi siete solo il mio incubo”

quello che rimane
dopo vari stati di sonno profondo
si sente sotto la lingua
collegata direttamente al cervello
e slegata dalla percezione ordinaria
del sapore “non sono questo”

rimangono le cazzate
e le spine di un fico d’india
conficcate in un palmo di coscienza
l’ambivalenza prospettica della modernità
in opposizione alla bellezza di ieri

ICH WILL ! pallottola umana
sparata attraverso la bocca del Nulla
centrifugato dagli errori passati
ora mi chiamo Tempo Perso
e non c’è personalità a rappresentarmi
nè individualità a spronarmi
verso qualche assurdo paradiso

amo la Turchia,ad esempio...

martedì 28 ottobre 2008

53 - La caccia è sempre una forma di guerra !


non è questione di moti centripetati
del tempo che cambia o passa
il più delle volte circolare
o se ne sta indifferente
agli angoli di ciò
che i geometri della noia
chiamano: "crisi esistenziale"
ed invece è semplicemente
uno stato dell'essere
spogliato dai molti luoghi comuni

ancora caccia,ancora attentati
con centinaia di morti
flebili vibrazioni sanguigne
la morte che in un attimo
ti toglie l’umido dal musetto
esistono siti che teorizzano
con ordine filigranato elegiacamente
la distruzione dei delfini
ed io non mi sento bene
non mi sento importante
non mi sento niente
quando mi sento un uomo
che se parla ad un altro uomo
di piante carnivore
si sente rispondere
" e a che cosa servono? "

io esplodo : ANTI - UMANO !!!

io,me,nucleo fonetico
visore di ogni singolo atomo
spogliato dalle carni,privo di fame
frammento di un frammento
del frammento di un'esplosione
io danzante,ritmato,listarellato
e soffice,sintetico - io ricordo
il ricordo di ciò che erano
interi albums di fotografie
di ciò che una volta
per me era = il Mondo

io sventolo : ANTI - UMANO !!!

io tintinnante ed inserito
in contesti d'eterna creazione
nature dolcissime,energie perpetue
produttrici di vita
in propri,solidi,indeviabili
corsi vitali,io stella-farfalla
sprigionata dal suo nucleo incandescente
m'infiammo e scorro
senza l'aiuto di nessuno
potente della mia stranezza
ridotta ad un rapido riflesso
in una costellazione di normalità

io con la mia mente...
uccido : ANTI - UMANO !!!















Nello spazio in cui vive un cacciatore
possono vivere dieci pastori,
cento contadini e mille giardinieri.
La crudeltà contro gli animali
non può essere conciliabile
né con una vera cultura,
né con una vera erudizione.
E’ uno dei pesi più caratteristici
di un popolo grezzo e ignobile.
(Alexander von Humboldt)

lunedì 6 ottobre 2008

52 - centrocittà (assoluto & relativo)


colombe grigie,un gabbiano sfocato
metonimia di una realtà assente
alcuni vasi di gerani color ruggine
davanti alla pescheria
mi fletto come di plastica
alla gravità del pensato
nelle facce della gente
orridi satelliti orbitanti
intorno al mio nervosisimo
due vigili,tre vigili,quattro vigili
un barbone su gamba sola
fili di fumo da tubi incrostati
una venditrice di asparagi

come potrei appartenere a tutto questo ?

penso ai cacciatori,ai camerieri
alle guardie svizzere,ai croupier
ai giocatori di subbuteo,ai dottori
acqua necessariamente fuoriuscita
da un’unica fonte
vedo la dolcezza dei leoni
e mi scopro capace di lacrime

rilevo d’esser circondato
da sabbie d’asfalto mobile
e per difesa m’immagino altrove
cerco di riprendere un discorso
mentre qualcuno da fuori
mi fa dei gesti e grida qualcosa
...la fonte,la fonte
l’umanità che sintetizza
con follie quotidiane
l’attimo rivelatore

i volti intorno
sono palloncini legati ad un filo
e sembrano irridermi
“prima e dopo l’azione
non c’è nulla – non c’è mai stato”
mi stringo ancor di più
nella mia piccola automobile
sorvolando passanti e cartacce
allontano da me l’orribile sensazione
di far parte di tali congreghe
la predisposizione al bianconero
è forse il mio sentirmi utile
in questa vita d’osservazione
dove il meglio è rappresentato
da sottotitoli appena leggibili
e comunque privi di senso

domenica 27 luglio 2008

51 - scacchistica cannibale (l'ultima mossa)

partita filosofico-carnale
dove i contendenti
ad ogni presa
si scambieranno un morso...



come fai a mangiare l’agnello
e a non provarne vergogna ?



“ma se già mi ripugna nel profondo
l’idea di addentare un braccio umano
figuriamoci la coscia di un porco
o l’ala di un pollo...”



sul tuo volto di sapone
scivolano le mie distrazioni
come bianconere schiere di pedoni
striati d’un oro pallido
a protezione dell’altissima torre
da dove con un semplice ago
posso forare più strati di sogno
grazie alla forza (data dal dissidio
tra forma e sostanza)
racchiusa nella mia anima
separata a lungo dalla legnosa carne

la follia m’assale (tutto passerà)
dentro ogni singola ruga
erodendomi in espressioni che tu
con disgusto definisci : “di supremazia”
ma... sono il Re Anarchico
e riesco a dar movimento
all'immobilità dei tuoi piccoli tormenti
sfruttando l'arte scacchistica
di specchi a riflettere specchi
e giocando con le persone
come se si trattasse di pedine
o semplici forme di carta stagnola

come fai a mangiare il maialino
e a non provarne vergogna ?


la loro insensibilità
rafforza ogni mia posizione
(pensare è sterminare)
riconnettendomi all’universo
da un particolare punto d’osservazione
potrei sembrare il peggiore
in questo perimetro di neri alfieri
tra le acque agitate del Nulla
che instancabilmente s’insinuano
con onde felici ed infelici
a poco a poco nella mente

come fai a mangiare il coniglietto
e a non provarne vergogna ?


creatura mai sveglia,così disattenta
seduta fra di noi - con apparente distacco
prepari in realtà i tuoi noti inganni
sacrificando un pezzo
per prenderne sempre poi due
vero...
potrei anche sembrare il peggiore
per tanta volontà di difesa
ma...
se solo tu entrassi
attraverso un diversivo d’interrogativi
nel mio istinto infantile
e vivessi e respirassi
come fa una lucciola nella notte
del mio pugno chiuso
dove custodisco l’arte di sognare
..allora ogni tuo senso
saprebbe sciogliersi
in un sorriso senza fine
e poseresti la mannaia



mercoledì 16 luglio 2008

50 - l'Amore mi veniva incontro


tendevo ad un perfezionismo da idiota
nel mentre del disumano decorso
d’un mio quotidiano picco metafisico
non sapevo sorridere e proprio
mentre l’Amore mi veniva incontro
tenendo le mie foto in mano
( ero cieco,preciso,esitante
caratterizzato da una forte volontà
di temperamentale inesistenza,privo di anima
in accurata modalità esteriore)
ah... tenendo le mie foto in mano...
quel sorriso,gli occhi egizi
l’innocente pelle sfumata di sensualità
se solo avessi saputo cogliere l’attimo
e ritrovarmi capace di dirle
in quei pochi divini secondi :
“sei la cosa più bella che io abbia mai visto”
avrei esagerato,certo,mentito
avrei voluto baciarla subito
e portarla in un dove ipotetico
motivando un equilibrio intellettivo
che forse ho solo nei sogni
avrei preteso voler dare a me stesso
una lezione su che cosa siano
l’amore e l’istinto,inaspettato,oggi
davanti alla cabina delle foto da 3 euro
lottando col seggiolino regolabile
non dimostravo un’intelligenza brillante
incapace d’ingentilirmi
posseduto da sensazioni aliene
mentre l’Amore mi veniva incontro
tenendo le mie foto in mano
non sfioravo la vita nemmeno
con la punta delle unghie
non potevo saperlo,che ripensandoci dopo
mi sarei sentito come un appunto
a margine di un foglio pieno di bellezza
pretendendo da me (credo per disperazione)
da me che non amo neanche con la fantasia
un’insolita cura dell’aspetto formale
proprio come se non fosse accaduto nulla
nemmeno dopo aver attraversato
il cuore di un’esplosione nucleare
proprio come se non fossi mai stato sveglio
tendevo al perfezionismo,sapendo bene
che mai mi sarebbe appartenuto
perchè sono così bestiale e sognante
nel mio ordinatissimo caos
da non desiderare altro

sabato 5 luglio 2008

49 - cristallizzazione cannibale (il primo morso)


dodici arpie intorno alla tavola
digrignando i denti,pregano strette :

“Avvicinatevi, e mangiate;
prendete il corpo di Cristo:
gustate e vedete
quanto è buono il Signore.”


il mio unico nutrimento è l’amore
anche se con assurdo rigore scientifico
impedisco a me stesso di pensarti
mentre il fuoco della rinuncia
mi consuma,mi sublima,mi disperde

non avere scrupoli :
avvicinati alla mia storia e mangiami
(non dire : il culo) – anche se
confutare è un’arte così occidentale
teorizzo estasiato ed autoptico
la cannibalesca visione di un me
immerso fino al collo
nei detriti viventi della società
ma pirico esteta felice
per quel pò di materia alchemica
che ne rimane fuori
ed ancora affascinato
dalla soffice nebbia dei sogni
(sconclusionato romanzo / l’esistenza
il vuoto prima e dopo l’amare)
mi dico,sì... l’esistenza
la cui formula è talmente ovvia
da ingenerare una continua
fuorviante diffusione di pagine e piaghe
a calare sui volti marmorizzati
dal terrore della maturità
degli esseri che “credono”
parecchi gradini più in sotto
(...ma davvero parecchi)

come fai a mangiare l’agnello
e a non provarne vergogna ?


giovedì 19 giugno 2008

48 - l’essere disarmato


" Al mio corpo non ti devi avvicinare,
non mi devi precedere,
non mi devi seguire,
dove io sono non ti devi sedere,
nella mia casa non devi entrare,
non devi assillare il mio tetto,
non devi posare i piedi sull'impronta dei miei passi,
dove io entro tu non devi entrare "


lontano da me !

stridula umanità automobilistica
galleggiante sui mari d’ipocrisia
che incessantemente corrodono i pilastri
della mia inquieta palafitta

alla larga !

ho superato la fase dell’odio
con le unghie lunghe contro il vetro
che frena i venti,li assopisce
coi suoi lunari inganni del sette

l’ho superata ?

sto bene nella bufera
con gli altri sei cavalieri solitari
nella foschia è ricorrente l’idea
di poter scegliere tra svariate cose
per come appaiono cariche di luce
da quest’altezza dove mi trovo
illuminante di raggi proiettati
direttamente da una stanza del cervello
sto bene,ogni pensiero è una spira
che m’avvolge e mi tiene stretto
ai sogni - tanto che...

non vedo l’ora d’addormentarmi
e poi come preso da magiche correnti
principiare ad innalzarmi circolarmente
al ritmo del respiro,in silenzio
divenendo torre io stesso
oscillante ed inesplosa costruzione

...di sette piani e di sette promesse
come sette ferite
sette volte riaperte
da sette eterne incertezze


fare l’amore e lasciarsi morire
un pò per volta - dolcemente
stracciando il quesito del “perchè si vive ?”
e continuare a sbagliare sapendo
che non c’è mai stato un solo errore
che abbia potuto obbligarmi
a persistere in esso - mai

mercoledì 30 aprile 2008

47 - una reale manifestazione illusoria


non c'è niente e nessuno
nel labirinto del tempo
ed io sono solo un pò confuso
dal non sapere ancora
il centro esatto di questa coscienza
dove immagino che
il prisma della transmitizzazione
frammenti ogni mia visione
in deliranti incroci
di rispecchianti raggi tentacolari
mentre l’anti-umano orizzonte - infine
scompare del tutto
all’insenatura di questo cono di luce
che vuoto s’impone totale
ad un me risorto nei sogni
attraversanti gli occhi
di un Nietzsche immortale
nell’utopico bunker anti-divino

da dove mi colloco esattamente io
( in questa sfera di pensiero )
topolini preganti da piccoli fori
inglobati alla soglia del non-ritorno
m’appaiono gli avvelenati dal Reale
e in questo passaggio
come di sale e limone sulle labbra
m’accompagna carezzevole dentro
l’ombra del nulla
l’intangibile non-alone
d’un fiacco respiro interiore

rapinatore di atteggiamenti
espulso dall’umana condizione
mi faccio di comete e sguardi lontani
rimbalzo d’incomparabili traduzioni
nelle parole del mai immaginato
con dita che non prendono
ma acquistano - solo mollando

cosciente d’essere un seme
nel chiuso della paranoia
inconsapevole del cuore
sono troppo dolce per il sesso
e troppo violento per l’amore

dov’è l’inferno
per quelli come me ?
su quale isola - il carcere ?
in quale cunicolo - la fine ?

sabato 15 marzo 2008

46 - il baratro cosmico della rinuncia


oh! gli splendori della voragine
scheggiati dalle condanne del destino
con irregolari e tormentati colpi d’ala
scivolano attraverso il denso
delle molte ombre dell’Ombra
facendosi strada,impavidi
attraverso le orride folle votanti
dei viventi privi di vita

seguendo la falce del perduto
io seguo me stesso
attraverso l’indefinita pace del tedio
e piegando col solo uso della mente
le incandescenti spighe del profitto
rendo meno dolorosi
gli illusori termini del tempo
(predatore di verità) – e
sopra i magneti del cuore sprofondato
in una curiosa simulazione ritmica
volano le onde della mia separazione
da questo lago di luce incerta

cammino nell’ignoto
mentre intorno a me – volano logore malattie
mi creo spazio coi gomiti
ed apro varchi col machete
(mi fiorisce il sangue nell’impeto)
ma il tutto è troppo
e ciò che veramente voglio è trasformarmi
in un essere privo di avidità

il baratro chiede di capire – ma non può
i venti dell’immaginazione lo prendono
per trasportarlo lontano

oltre le richieste sussurrate
vorrei sentire il tuo canto
“dio c’è e vi odia tutti”
farsi possente e da filo inanimato
dalla terra prender vita
per ergersi fiero come un cobra

con ampie ali dorate
sopra le povere teste dei non-pensanti
impigliate nei reticolati dell’indecisione
sopra i sterili campi del “progresso”
coltivati a viscide speranze
sopra le descrizioni ragionate del bello
sopra i fragili steli quotidiani
della mistificazione dei fatti
volano le onde del mio distacco
da tutto questo

venerdì 22 febbraio 2008

45 - dialogo dilagante (breve fusione con la realtà)


eh... quanto meno dolce
riesco a scoprirmi poi,fiore sotterraneo
cieco intreccio filamentoso
di delicatissime intelligenze
pensando di essere
ora macumba,ora bacio,ora morte
io – soave clown siderale
pensando di credere
immobile nell’oscurità
le pupille (un tempo curiose)
ora stanche, polverizzate
dall'assolutismo prevaricante
di un’ontonomica razionalità
pensando di fare
cerco un centro di me
dissolto omai da tempo
nelle abusate imposizioni del reale

adesso sento il ragno
passeggiarmi sulla lingua
m’accorgo di come i miei peli
si trasformino in bianchi filamenti
e i pensieri in rose invisibili
e dell’edera che prende i miei libri
e l’abbandono che avvolge me

l’assoluto batte sui suoi tamburi
e dopo aver gettato nella polvere
le loro millenarie maschere
e danzato per me
le mummie vagabonde della dispersione
si sfaldano per la troppa sensibilità
e precipitano petali urlanti
dalla bocca delle bambine
dagli occhi scintillanti d’oro

mi cullino i tuoi artigli
m’annusi il tuo stupore
mi sfami il tuo polisemico bacio
abbattendomi come una cosa finale
sul primordiale marmo dello spirito
proprio lì,dove c’è uno specchio
che non mi riflette
e una corda che non vibra,lì
nello strano luogo dove non indugio
sulle dimensioni della fiducia
da concedere all’amore

pensando di essere
mi faccio dialogo e dilago
nostalgico del sole che non ho
(non potrò mai adorare una teoria)
invece voi - credete ed uccidete
con l’ostentata semplicità
di chi si sente sicuro
di essere ciò che è

martedì 12 febbraio 2008

ogni fiore è un fenomeno mistico

Questi bucaneve
li ho piantati da bambino
e da allora ogni anno
mi preannunciano gioiosi
l’arrivo della primavera


“puoi sentirli cantare”





Ogni fiore è un fenomeno mistico

ma quello più raro

sboccia nella tua consapevolezza !